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martedì 30 settembre 2014

Intermezzo dieci - 100 More Years of Analogue Film




In un momento così difficile per tanti, quando l’economia globale vacilla e le persone rimangono senza lavoro e senza reddito è ammirevole vedere la forza di volontà che spinge alcuni imprenditori a rimettere in piedi una produzione su scala mondiale. 

Sto parlando della forza di Nicola Baldini e Marco Pagni, i due protagonisti che nel corso del 2013 hanno rilevato gli impianti della Ferrania Technologies S.p.a. con l’obiettivo di rilanciare la produzione di pellicola analogica nel mondo. Insieme ad un team di esperti ed ex-dipendenti della storica azienda savonese che in un articolo passato ho scherzosamente chiamato “eroi dell’analogico”, la nuova FILM Ferrania si sta preparando a fare il grande balzo per ritornare competitiva sul mercato. 

Ma non è facile. 

Non lo è specialmente se pensiamo che gli impianti della ex-Ferrania erano progettati per funzionare 24 ore su 24 e sette giorni su sette. Oggi, grazie al Laboratorio Ricerche Fotografiche (LRF) che ingloba un mini-impianto di produzione del film è possibile produrre piccole quantità di materiale sensibile senza dover rimettere in funzione tutti gli stabilimenti... che verranno smantellati entro la fine del 2014!

L’appello di Marco Pagni e di Nicola Baldini è semplice: «Aiutateci a salvare l’analogico!»
Con una piccola donazione tramite il programma di crowdfunding “Kickstarter”, FILM Ferrania potrà ripartire più velocemente e con fondamenta solide.

Naturalmente, ci sarà anche una ricompensa per chi decidesse di contribuire alla raccolta dei fondi... i dettagli sono pubblicati sulla pagina ufficiale
Cosa aspetti a dare il tuo contributo? Io l'ho già fatto! FILM Ferrania ti aspetta. 

#FilmIsAlive


AGGIORNAMENTO DEL 29/10/2014

Con $322,420 Ferrania ha superato i $250,000 prefissati come obiettivo, con un successo pari al 128%.


 

sabato 14 dicembre 2013

Lezioni di fotografia #10 - Il contrasto



Per contrasto, si intende il grado di differenza tra le zone chiare e le zone scure in un'immagine fotografica.
Quando la nostra percezione ci suggerisce che il "salto" da tali zone è elevato (passando direttamente da zone molto luminose ad ombre marcate) si dice che il contrasto è alto.
Se invece si leggono molti particolari in entrambe le zone più scure e più chiare, con una conseguente riduzione della luminosità, diciamo che il contrasto è medio.
Il contrasto può, infine, essere basso quando l'immagine appare piatta e poco tridimensionale. La luminosità in questo ultimo caso risulta appena marcata.

Tra i fattori che influenzano il contrasto c'è la scelta della pellicola: lo spessore dell'emulsione fotografica può incidere su questo parametro. La conseguenza più evidente di questo aspetto ricade sulla sensibilità della pellicola.
Le pellicole poco sensibili hanno infatti un'emulsione più sottile di quelle rapide.
Con il crescere dello spessore dell'emulsione (e quindi della sensibilità), il contrasto diminuisce. 
Le emulsioni poco sensibili, caratterizzate da un contrasto elevato, non sono in grado di registrare una vasta gamma di luci, per cui il controllo dell'illuminazione deve tenere conto dei diversi livelli di luminosità del soggetto inquadrato.
Diversamente, le pellicole ad elevate sensibilità hanno una maggiore capacità di riprendere una gamma di luminosità più estesa.

Fotografia a basso contrasto
(ILFORD HP5 Plus w/ Yashica ML 50/1.9 c)


Fotografia ad alto contrasto
(ILFORD Delta 100 Professional w/ Yashica ML 50/1.9 c)

Il contrasto di un'immagine fotografica dipende dunque dall'illuminazione del soggetto inquadrato e dalla pellicola impiegata nella nostra fotocamera, ma anche dal trattamento del negativo in fase di sviluppo e della stampa in camera oscura.