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sabato 17 giugno 2017

Lezioni di fotografia #30 - Ingrandimento e angolo di campo



L'ingrandimento è in stretta relazione con la lunghezza focale e varia con legge direttamente proporzionale: al raddoppiare della focale, corrisponde una dimensione doppia del soggetto sulla pellicola e viceversa. Mantenendo fissa la distanza di ripresa, l'unico elemento che può modificare la grandezza del soggetto sulla pellicola è dunque la lunghezza focale. 

L'angolo di campo è l'indice dell'area inquadrata dall'obiettivo. I dati trasmessi dai fabbricanti si possono riferire a tre parametri: angolo orizzontale, verticale e diagonale. Un obiettivo 50mm per il formato 135 ha un angolo di campo che vale rispettivamente 40°, 27° e 46°. Per l'angolo di campo vale quanto detto per l'ingrandimento inteso in senso opposto: dipende dalla lunghezza focale ma è ad essa inversamente proporzionale. Al suo raddoppiare, quindi, si dimezza.

Di seguito sono riportate le lunghezze focali più utilizzate nella costruzione degli obiettivi:

1. Obiettivi grandangolari:
  • 16mm
  • 20mm
  • 24mm
  • 28mm
  • 35mm
2. Obiettivi standard:
  • 50mm
3. Obiettivi mediotele:
  • 85mm
  • 100mm
4. Obiettivi telescopici (o teleobiettivi):
  • 135mm
  • 200mm
  • 210mm
  • 300mm
  • 600mm
  • < 600mm


venerdì 10 febbraio 2017

Intermezzo venti - P30

Un annuncio veramente speciale da FILM Ferrania s.r.l.

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lunedì 11 luglio 2016

Lezioni di fotografia #27 - Potere di copertura, aberrazioni, diaframma e qualità



Noi siamo abituati a vedere fotografie rettangolari, ma un obiettivo ha una costruzione cilindrica e pertanto un'immagine circolare. Ciò che viene registrato dalla pellicola è quindi solo la parte centrale di ciò che viene captato dall'obiettivo, il quale deve essere progettato in modo da fornire un'immagine più grande del formato della pellicola. Infatti, verso i bordi dell'immagine c'è un abbassamento della luminosità ed una qualità inferiore. Di conseguenza, la pellicola (o il sensore digitale) devono collocarsi entro il cerchio di definizione, che corrisponde a quell'area all'interno della quale si ha una sufficiente qualità, che comunque aumenta verso il centro. Alcuni obiettivi, come quelli per il banco ottico, sono progettati per avere un potere di copertura molto superiore al formato della pellicola, in modo da consentire gli spostamenti tipici di questa tipologia di apparecchio.

Aberrazioni

  • Cromatica: è l'incapacità di mettere a fuoco sullo stesso piano colori differenti.
  • Sferica: è l'incapacità di mettere a fuoco sullo stesso punto i raggi visuali più sterni con quelli interni.

Diaframma e qualità
L'utilizzo del diaframma alla massima apertura porta ad una minore qualità dell'immagine (minor nitidezza, caduta di luce ai bordi, mancata correzione delle eventuali aberrazioni), pertanto se ne consiglia l'utilizzo solo come ultima risorsa nei casi di scarsità di luce. La regolazione del diaframma alla massima chiusura, pur comportando una minore nitidezza, è più praticabile perchè costruttivamente si limita la chiusura a valori che non danneggiano l'immagine. Con diaframmi strettissimi, infatti, si andrebbe incontro alla "diffrazione", un fenomeno determinato dalla derivazione subìta dai raggi più prossimi alle lamelle con la conseguente perdita di nitidezza.





lunedì 19 gennaio 2015

Lezioni di fotografia #22 - La Reflex 35mm (Parte 1)

A partire dalla metà degli anni '30 con l'inizio della produzione tedesca Exacta, si apre l'era degli apparecchi reflex monoculari, destinati a raggiungere larghissima diffusione sia a livello amatoriale che professionale. I sistemi reflex prodotti dalle varie aziende costituiscono oggi quanto di più completo e vasto possa riguardare la ripresa fotografica, visto che offrono la più ampia scelta di modelli, obiettivi ed accessori anche nel mercato dell'usato.


Una reflex Exacta prodotta a Dresda nel 1936


La Rectaflex, la prima reflex costruita in Italia nel 1946

La visione reflex
La grande innovazione introdotta in questo tipo di fotocamera consiste nella visione dell'inquadratura direttamente dall'obiettivo attraverso il quale si formerà successivamente l'immagine fotografica. In questo caso abbiamo la perfetta coincidenza tra l'asse ottico dell'obiettivo e quello del mirino. L'apparecchio viene chiamato "reflex" perché l'immagine arriva all'occhio del fotografo dopo aver subìto una serie di riflessioni tramite lo specchio a 45 gradi posto dietro l'obiettivo e successivamente dal pentaprisma. Grazie a quest'ultimo, l'occhio del fotografo è posto nella posizione più natuale dietro la fotocamera e l'immagine risulta perfettamente dritta sia orizzontalmente che verticalmente (a differenza del medio formato che vedremo successivamente). Osservando la sezione di una reflex è facile intuire che la macchina ha una serie di componenti mobili. Lo specchio infatti costituisce un ostacolo al passaggio dell'immagine verso la pellicola. Ecco allora che al momento dello scatto viene sollevato mediante una rotazione, così che i raggi possano dirigersi verso il film. È importante sottolineare che lo specchio non garantisce affatto l'impermeabilità alla luce dell'emulsione. Questo compito è affidato interamente all'otturatore a tendina, posto sul piano focale. Al momento dello scatto lo specchio, sollevandosi, interrompe la visione del fotografo. Nella pratica questo non costituisce un problema poiché i tempi di esposizione (di norma) sono talmente brevi da rendere l'interruzione appena percettibile. Con tempi più lunghi e l'uso del cavalletto, l'immobilità del soggetto rende inutile il controllo dell'inquadratura. Cosa succede ogni volta che si preme il pulsante di scatto? Ad ogni "click" corrispondono questi movimenti in successione:
  1. lo specchio si solleva;
  2. l'otturatore si apre per un tempo prefissato;
  3. l'otturatore di chiude;
  4. lo specchio ritorna in posizione a 45 gradi.
Per completezza, durante il sollevamento dello specchio si verifica anche la chiusura del diaframma ai valori impostati; con il riposizionamento dello specchio il diaframma si riapre alla massima apertura. Di seguito è mostrato un disegno della sezione di una reflex monoculare 35mm in tutte le sue parti. 





Sezione di una Olympus OM-1 (1972). Fonte: world-traveller.org







mercoledì 5 novembre 2014

Lezioni di fotografia #20 - Il mirino



Le macchine fotografiche di piccolo e medio formato si differenziano anche in base al mirino utilizzato per l'inquadratura. Distinguiamo principalmente due tipologie di mirino:

  • Fotocamere a mirino separato 
  • Fotocamere a mirino reflex

La prima tipologia possiede un sistema di inquadratura separato dall'obiettivo e gli apparecchi più sofisticati di questa categoria adottano un mirino a "telemetro" che garantisce una messa a fuoco con estrema precisione. 
Le fotocamere reflex monobiettivo permettono invece di vedere l'immagine attraverso l'obiettivo utilizzato per la ripresa col vantaggio, rispetto al mirino separato, di una coincidenza perfetta tra ciò che si inquadra e ciò che si fotografa.
Nei prossimi articoli conosceremo più da vicino che cosa sono le macchine a telemetro e i sistemi reflex monoculari e biottici.




martedì 25 marzo 2014

Lezioni di fotografia #15 - Formato, corpo macchina, caricamento del film



Ecco un rapido excursus dei primi 3 elementi che caratterizzano le fotocamere analogiche.

Il formato
La prima distinzione che interessa gli apparecchi fotografici riguarda il formato della pellicola. Dagli apparecchi ultra-compatti fino a quelli di grande dimensione, la scelta è piuttosto ampia, ma generalmente possiamo suddividere le fotocamere in sole tre categorie: piccolo, medio e grande formato.
Alla prima categoria appartengono gli apparecchi fino al 35mm, alla seconda quelli che utilizzano pellicole 120 (dal 4,5x6 al 6x9 cm), alla terza quelli per formati superiori (ad esempio le pellicole in lastra).
Se è vero che la prima categoria offre una versatilità senza eguali, è altrettanto vero che i formati superiori offrono livelli qualitativi indubbiamente maggiori, soprattutto per quanto riguarda la resa dei particolari durante l’ingrandimento. Per ulteriori informazioni relative al formato delle pellicole è possibile consultare questo post.

Il corpo macchina
Il corpo di un apparecchio analogico deve offrire una garanzia assoluta contro le infiltrazioni di luce. Dopo quasi duecento anni dalla nascita della “camera obscura”, la fotocamera si è arricchita di innumerevoli componenti meccanici ed elettronici, ed è ora in grado di velocizzare e semplificare le varie operazioni di lavoro (calcolo automatico dell’esposizione, trascinamento motorizzato del film, ecc.). 
I modelli più recenti (anni ’90) sono più voluminosi dei modelli precedenti poiché venivano progettati con particolare cura all’ergonomia e per alloggiare componenti elettronici più o meno complessi. Al di là del tipo di fotocamera e del suo “grado di innovazione”, nel corpo macchina trovano posto gli elementi principali di ogni sistema fotografico che analizzeremo in seguito.

Caricamento (su apparecchi 35mm)
Generalmente, per accedere allo scomparto interno di un apparecchio è sufficiente sollevare la manopola di riavvolgimento, oppure agire su pulsanti laterali al dorso.
Una volta aperto lo sportellino si può notare sulla sinistra l’alloggiamento per il rullino. Negli apparecchi recenti è possibile riscontrare dei sensori per la lettura dei codici a barre impressi sul barilotto (DX code). Questi codici, definiti Digital IndeX, permettono di settare automaticamente la sensibilità della pellicola per i circuiti esposimetrici della fotocamera; è presente in moltissimi apparecchi costruiti dal 1983.
A destra sono presenti i congegni di agganciamento della pellicola, che possono essere provvisti del motore di trascinamento a seconda dei modelli.
In questo caso, è sufficiente posizionare la parte terminare della pellicola (detta “codino”) in corrispondenza della tacca di riferimento e chiudere il dorso della macchina. Premendo il pulsante di scatto, il motore trascina la pellicola fino al primo fotogramma utile.


Una Nikon F70 motorizzata. Non sono presenti tasti o manopole di riavvolgimento. Per accedere al dorso è necessario azionare la levetta sul lato sinistro del dorso. L'avanzamento del film è automatico.

Nelle fotocamere motorizzate è presente una tacca che indica la posizione corretta con cui va inserita la codina del film.

Negli apparecchi privi di motorizzazione, la parte stretta della pellicola va inserita nel rocchetto, controllando il corretto inserimento dei “denti” negli sprocket holes. Dopo aver dato la giusta tensione alla pellicola per farla aderire, si può richiudere il dorso e scattare due o più fotogrammi a vuoto. Se la manopola di ravvolgimento gira regolarmente, vuol dire che la pellicola è ben agganciata.
Mentre nei modelli motorizzati il film viene fatto avanzare in automatico, nelle macchine tradizionali è necessario agire sulla leva di avanzamento. Un grande vantaggio offerto dalla motorizzazione è la possibilità di eseguire scatti a raffica, la cui velocità dipende dall’architettura del modello scelto (in media da 3 a 5 fps). 
Terminato il rullino, la pellicola deve essere riavvolta nel barilotto metallico. Se disponete di un apparecchio motorizzato si può riavvolgere il film premendo un apposito pulsante: l’azione avviene automaticamente senza particolari premure. Se invece disponete di un apparecchio tradizionale occorre sganciare la pellicola mediante un pulsante posto sul fondello della macchina e agire sulla manopola di ravvolgimento.


Per accedere al dorso di una fotocamera tradizionale (non motorizzata) occorre sollevare la manopola di riavvolgimento fino a quando il dorso si apre con un 'click'.

La codina del film va inserita nel rocchetto nella parte destra della fotocamera. 

Dopo aver girato la leva di carica, il film si avvolgerà attorno al rocchetto. Assicurarsi che la codina sia ben fissata nella fessura, e prestare attenzione che gli sprocket holes siano ben agganciati ai denti di trascinamento.

Se il rocchetto sembra alloggiare correttamente il film e la manopola di riavvolgimento gira senza problemi, allora il caricamento è andato a buon fine. 

Una volta terminato il rullino, premere il pulsante sul fondello per staccare il rocchetto dal meccanismo di avanzamento. 

Girare la leva per riavvolgere la pellicola nel suo barilotto. Assicurarsi di aver riavvolto TUTTA la pellicola (non aprire il dorso prima del completo riavvolgimento del film). Ora si può riaprire il dorso ed asportare il rullino. 

Il dorso
Il dorso di una fotocamera ha la duplice funzione di chiudere ermeticamente alla luce e di mantenere la pellicola piana su una piastrina detta pressore. Per evitare ci siano eventuali infiltrazioni di luce è necessario sostituire periodicamente le guarnizioni di gommapiuma (io consiglio almeno ogni 10 anni a seconda del grado di usura). La pulizia è fondamentale, infatti è auspicabile mantenere il proprio apparecchio ben pulito in ogni parte, con particolare riguardo alle zone interne e alle giunture. 

Alcuni dorsi sono dotati di una finestrella a tenuta di luce per controllare il tipo di pellicola montato dentro la fotocamera; altri si limitano a presentare una tasca dove inserire un promemoria cartaceo (spesso un aletta della scatolina della pellicola). I dorsi più evoluti, come ad esempio quello montato sulla mia Contax, sono detti dorsi data (databack) e permettono di imprimere (“stampare”) sul fotogramma delle informazioni relative allo scatto (data, ora, note personali). Naturalmente, le funzioni di programmazione dei dorsi data sono liberamente disattivabili dall’utente. 



La finestrella serve per indicare la pellicola impiegata nella fotocamera


sabato 14 dicembre 2013

Lezioni di fotografia #10 - Il contrasto



Per contrasto, si intende il grado di differenza tra le zone chiare e le zone scure in un'immagine fotografica.
Quando la nostra percezione ci suggerisce che il "salto" da tali zone è elevato (passando direttamente da zone molto luminose ad ombre marcate) si dice che il contrasto è alto.
Se invece si leggono molti particolari in entrambe le zone più scure e più chiare, con una conseguente riduzione della luminosità, diciamo che il contrasto è medio.
Il contrasto può, infine, essere basso quando l'immagine appare piatta e poco tridimensionale. La luminosità in questo ultimo caso risulta appena marcata.

Tra i fattori che influenzano il contrasto c'è la scelta della pellicola: lo spessore dell'emulsione fotografica può incidere su questo parametro. La conseguenza più evidente di questo aspetto ricade sulla sensibilità della pellicola.
Le pellicole poco sensibili hanno infatti un'emulsione più sottile di quelle rapide.
Con il crescere dello spessore dell'emulsione (e quindi della sensibilità), il contrasto diminuisce. 
Le emulsioni poco sensibili, caratterizzate da un contrasto elevato, non sono in grado di registrare una vasta gamma di luci, per cui il controllo dell'illuminazione deve tenere conto dei diversi livelli di luminosità del soggetto inquadrato.
Diversamente, le pellicole ad elevate sensibilità hanno una maggiore capacità di riprendere una gamma di luminosità più estesa.

Fotografia a basso contrasto
(ILFORD HP5 Plus w/ Yashica ML 50/1.9 c)


Fotografia ad alto contrasto
(ILFORD Delta 100 Professional w/ Yashica ML 50/1.9 c)

Il contrasto di un'immagine fotografica dipende dunque dall'illuminazione del soggetto inquadrato e dalla pellicola impiegata nella nostra fotocamera, ma anche dal trattamento del negativo in fase di sviluppo e della stampa in camera oscura.



domenica 27 ottobre 2013

Lezioni di fotografia #4 - L'immagine latente


Quando premiamo il pulsante di scatto, l'otturatore della nostra fotocamera si apre lasciando passare la luce verso la pellicola. La luce che filtra, investe in una frazione di secondi l'emulsione.
Ma cosa succede praticamente?

In maniera pratica, la luce provoca un'alterazione delle particelle fotosensibili dei sali d'argento, generando un immagine che noi definiremo "latente".
In questo momento, se la pellicola potesse essere visionata, il nostro occhio non vedrebbe assolutamente nulla.

L'immagine latente è quindi un'immagine invisibile, che diventerà visibile sono dopo il trattamento chimico operato dal rivelatore.
Per innescare il processo di "visualizzazione" dell'immagine latente, il rivelatore agisce nel seguente modo:
la formazione degli atomi d'argento metallico all'interno di ogni cristallo di alogenuro d'argento sono accelerati dal rivelatore, che gli amplifica e gli trasforma in immagine fotografica.

Il concetto è un po' complicato? Proviamo a spiegarlo con l'auto di un esempio:
l'immagine latente può essere paragonata ad una canzone, talmente debole e delicata che non riesce ad essere percepita dal nostro orecchio. Il rivelatore è l'impianto audio che permette di amplificare e di rendere perfettamente udibile questa melodia.

Il rivelatore svolge quindi un'azione amplificante nella trasformazione dei sali d'argento in argento metallico (l'immagine fotografica).




sabato 26 ottobre 2013

Lezioni di fotografia #3 - L'emulsione


Lo strato più importante della pellicola fotografica, è costituito dall'emulsione.
L'emulsione è costituita da diversi componenti di carattere chimico che, una volta mescolati tra loro, danno origine ad un complesso "impasto" chiamato appunto emulsione.
I componenti dell'emulsione sono molteplici:

  • La gelatina allo stato purissimo, che svolge la funzione di "collante" tra i vari componenti;
  • Il bromuro di potassio, che serve come fonte di ioni per la produzione del bromuro d'argento;
  • Lo ioduro di potassio, che concorre anch'esso nella formazione del bromuro d'argento e
  • Il nitrato d'argento, che costituisce la base chimica degli alogenuri (ottenibili per reazione chimica).

Il composto definitivo di questo ampio e complesso processo, prende il nome di Alogenuro d'argento; comunemente chiamato "Sali d'argento".

In tanti anni di storia, il progresso qualitativo dell'immagine fotografica deve il suo sviluppo soprattutto alla qualità e alla sensibilità dell'emulsione, costantemente migliorate nel corso dei decenni.

Se ad un pioniere della fotografia come Niépce, furono necessarie ben 8 ore per la formazione della prima immagine fotografica, oggi la pellicola gode di migliorie strutturali e chimiche che le permettono una versatilità notevole.




venerdì 25 ottobre 2013

Lezioni di fotografia #2 - La struttura della pellicola


La pellicola fotografica (in inglese film) è costituita da varie parti, ognuna delle quali svolge una funzione specifica. Il supporto principale è di tipo plastico. 
Con l'aiuto del disegno sottostante, vediamo in dettaglio gli strati uno ad uno:


a. Strato antigraffio: è uno strato molto sottile che funge da protezione contro le abrasioni.

b. Emulsione: è lo strato più importante della pellicola. Esso contiene la sostanza fotosensibile, cioè l'alogenuro d'argento.

c. Strato adesivo: è formato da una gelatina collosa che fissa l'emulsione al supporto.

d. Base: è il supporto costituito da acetato di cellulosa (o poliestere) che offre trasparenza e stabilità al film.

e. Secondo strato adesivo: serve per far aderire lo strato sottostante.

f. Strato anti-alone: ha la funzione di non far riflettere i raggi luminosi, che altrimenti formerebbero aloni sulla superficie del film.


Le pellicole attuali sono costituite da uno strato di acetato e sono definite "safety film"
Il motivo è molto semplice: le prime pellicole erano facilmente infiammabili (soprattutto quando venivano impiegate nella proiezione dei film) ed è per questo motivo che il progresso tecnologico ha permesso di ovviare il problema di infiammabilità introducendo supporti non infiammabili.

Anche se non è un problema particolarmente sensibile al fotografo, ritengo che sia necessario puntualizzare questa nota.