Visualizzazione post con etichetta 35mm. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta 35mm. Mostra tutti i post

lunedì 29 aprile 2019

Intermezzo trenta - Yashica 2019: ne abbiamo davvero bisogno?



Dopo il disastroso progetto della Digifilm Y35, la "nuova" Yashica rinata dalle ceneri degli anni Ottanta, ha da poco tentato il rilancio del suo storico marchio questa volta in modalità completamente analogica.

Già nel mese di Aprile 2019, Yashica aveva pubblicato sulla sua pagina ufficiale di Instagram la presentazione di una nuova pellicola negativa denominata "Yashica 400". 
La domanda che tutto il mondo della fotografia si è subito posta è stata: 
«Quindi Yashica ci riprova?»



Evidentemente sì, anche perché le "novità" (anzi, le "promesse") a questo punto sono diventate tante. Ma di che tipo di "promesse" stiamo parlando?
Yashica non solo ha deciso di puntare di nuovo sulla fotografia analogica, ma anche di fare una sorta di "Ritorno al futuro" riproponendo un piccolo plateau di pellicole e di nuove fotocamere (o quasi).


fonte: Instragram

Absolute è il progetto comparso sulla nota piattaforma Kickstarter.
In pratica, Yashica ha avviato una seconda campagna di crowdfunding nella speranza di riuscire a rilasciare, almeno in un primo tempo, una nuova compatta denominata Yashica MF-1.

Da un primo approccio sembra una banale usa-e-getta in stile Kodak, ma leggendo nel dettaglio le sue caratteristiche scopriamo che si tratta di una "simple Snapshot Art Camera". 
E cioè? 
E cioè vale a dire una normalissima fotocamera punta-e-scatta ricaricabile, nulla di veramente entusiasmante. Alcuni hanno addirittura definito la MF-1 un "inutile prendi-polvere": personalmente non posso che essere d'accordo con questa affermazione.
«Yashica, ma che stai combinando?»
Fortunatamente, continuando a indagare meglio sul progetto Absolute, pare che Yashica sia intenzionata a rilasciare in un secondo momento altre due fotocamere, la MF-2 e poi ancora la Y-44.

Partiamo dalla MF-2
La Yashica MF-2 altro non è che la copia esatta dell'omonima fotocamera lanciata nel lontano 1980, agli albori della partnership con Kyocera. 
Di fatto, si tratta di una normalissima telemetro economica a esposizione automatica (l'otturatore ha un tempo fisso di 1/125 di secondo). 
E poi?
E poi basta.
Ah. Wow! 

La Y-44
La Yashica-44 forse è la fotocamera più interessante che l'azienda giapponese ha intenzione di riproporre. 
Visto che recentemente le biottiche sono ritornate improvvisamente alla ribalta (vedi il caso della TL-70 o della Rolleiflex Instant) pare che Yashica non sia rimasta a guardare e ha deciso di accaparrarsi la sua fetta del mercato riproponendo un modello storico.
Come la MF-2 anche questa biottica è la copia esatta del celeberrimo modello inventato nel 1958, ma questa volta una sostanziale differenza la ritroviamo nel caricatore: quello originariamente previsto per le pellicole 127 è stato ora sostituito con uno più pratico per pellicole 135.
Sì, probabilmente si tratta di una scelta saggia visto che le 127 sono oramai dichiarate pressoché estinte dai maggiori produttori di films.

Sulle pellicole
Yashica ha presentato anche due films negativi (C-41), quindi niente diapositive per il momento.
La prima, la Yashica 400, è una normale pellicola a media sensibilità e grana grossa, prodotta in caricatori da 24 pose (niente 36, sic!).
La seconda, la Yashica Golden 80's (Limited Edition), dedicata alle fotografie in stile anni '80, produce foto con colori saturi ed alto contrasto. 
Anche qui non ci sono novità sostanziali, anche perché su Kickstarter Yashica ha ammesso pubblicamente che si tratta di pellicole fatte con emulsioni già esistenti in commercio. 

Conclusioni
Dunque, Yashica ha tentato di correre ai ripari ripercorrendo una strada già ben collaudata, cioè la strada dell'analogico.
Le pellicole sono copie di prodotti preesistenti.
La MF-1, a causa delle indubbie limitazioni, è una fotocamera a dir poco imbarazzante; la MF-2 è un copia-incolla di una minestra ormai fredda e gelata.
La Y-44 promette qualcosa di più interessante, pur tenendo in considerazione che verrà prodotta se e solo se le vendite della MF-1 e della MF-2 decolleranno una volta per tutte.
A questo punto però non posso fare a meno di chiedermi:


«Cara Yashica, ma ne abbiamo davvero bisogno di queste "novità"?»




mercoledì 18 luglio 2018

Intermezzo ventisette - Kodak Pro Image 100

La rinascita dell’analogico sembra ormai inarrestabile: dopo l’Ektachrome Kodak ha deciso di rilanciare doppio riproponendo anche la pellicola Pro Image 100, molto in auge tra i professionisti nella seconda metà degli anni ’90.



Fonte: Kodak.com


Caratteristiche
La Pro Image 100 è una pellicola negativa 35mm estremamente versatile che restituisce foto dai toni neutri, una via di mezzo tra una pellicola Ektar 100 dai colori super saturi e una pellicola Portra 160 dai toni decisamente più morbidi. Inoltre, grazie alla grana fine Pro Image 100 garantisce delle immagini estremamente definite e ricche di una vasta scala di colori.


Fonte: kodak.com


Pensata inizialmente per i soli mercati americani, questa "nuova" pellicola è stata recentemente reintrodotta dopo quasi 21 anni dalla sua nascita ad uso esclusivo del mercato britannico. 

Visto il feedback positivo rilasciato dagli utenti analogici inglesi, Kodak ha deciso di espandere il mercato anche nel resto d’Europa: Pro Image 100 è già disponibile in tutti i negozi di pellicole fotografiche, anche italiani!


Fonte: © 2012 Photo by Neal Thorley

Voi l'avete già provata? Vi piace? 



venerdì 29 dicembre 2017

Lezioni di fotografia #32 - Corrispondenze metriche ed utilizzo degli obiettivi



L'obiettivo che comunque più si avvicina alla vista dell'occhio ha un angolo di campo di circa 50°. Nella pratica, si è riconosciuto che tale caratteristica appartiene agli obiettivi di lunghezze focali pari circa alla diagonale del formato della pellicola impiegata. Se prendiamo ad esempio la comune 35mm, dalla quale si ottiene un fotogramma 24x36mm, vediamo che la diagonale misura circa 43,26mm.
L'obiettivo "normale" comunemente usato per questo formato è di 50mm. Dato che la lunghezza focale viene espressa in numeri, valori superiori a quelli dell'obiettivo normale individuano gli obiettivi di lunga focale, valori inferiori sono propri delle ottiche di corta focale.

L'obiettivo normale è considerato un'ottica universale, in grado di risolvere le esigenze di ripresa di una vasta gamma di soggetti, tranne i primi piani nei quali si avvertirebbe ancora una scorretta resa delle proporzioni. Tra tutti gli obiettivi risulta il più luminoso: è quello cioè in grado di offrire il maggior passaggio di luce, permettendo al fotografo di scattare in condizioni di luce impossibili per altre ottiche, senza dover per forza di cose ricorrere a pellicole più sensibili. 



mercoledì 8 novembre 2017

Intermezzo venticinque - REFLEX! (aggiornato)

Oggi vi presento un ambizioso progetto che merita un attimo di attenzione.
Un giovane ragazzo inglese di nome Laurence Von Thomas ha appena lanciato su Kickstarter una nuova fotocamera 35mm: la REFLEX I!


Fonte: Kickstarter


La REFLEX I, un nome semplicissimo che tutti noi possiamo ricordare facilmente, è la prima fotocamera con visione "reflex" in formato 135 ad essere prodotta con nuovi aggiornamenti negli ultimi 25 anni.





Ormai non si può più ignorare il ritorno dell'analogico: Polaroid, Instax, Lomography, Ars Imago e naturalmente Ferrania sono solo alcuni dei marchi che stanno riempiendo il mercato di tantissime novità dal sapore un po' vintage. Il 2018 si prospetta un anno di grandi novità!



Fonte: Kickstarter

Ma torniamo un attimo al nostro progetto. Laurence, insieme ad un team composto da sole 10 persone, ha intenzione di immettere sul mercato questa nuova fotocamera delle linee retrò che però non si fa mancare nulla per essere competitiva sul mercato odierno.

La REFLEX I, infatti, coniuga design classico con la tecnologia moderna (come ad esempio il flash LED, la connettività Bluetooth o l'otturatore elettronico) e naturalmente presenta sostanziali novità rispetto alle fotocamere del passato.
Tra le novità di REFLEX I troviamo:

1- I moduli intercambiabili. REFLEX I può montare fino a 5 attacchi a baionetta differenti tra cui l'intramontabile M42 oppure Nikon F, Canon FD, Olympus OM e Pentax K. Sarà quindi sufficiente sostituire il piatto con il nuovo innesto per utilizzare il parco ottiche desiderato.


2- Retro porta film intercambiabile. Vi ricordate il Rapid Film System? Con REFLEX I non sarà più necessario stendere e riavvolgere un nuovo rullino. Grazie alla cassettina porta film (in inglese "camera back") è ora possibile sostituire il film con un'altro di nostro gusto direttamente alla luce del giorno senza dover scaricare nostra la macchina.


3- Flash LED. Ormai si sa, i flash LED hanno sostituito quasi la totalità dei vecchi flash al tungsteno. REFLEX I presenta ben 2 flash di cui uno a LED, molto utile per ottenere una luce di tipo continuo.


4- Il comando tramite App. Nell'era degli smartphone il controllo delle fotocamere tramite App è diventata un'opportunità estremamente utile. REFLEX I è la prima fotocamera analogica 35mm ad essere controllata tramite telefono cellulare. La connettività Bluetooth garantisce una perfetta integrazione con il proprio smartphone e tiene traccia dei parametri di scatto impiegati con le pellicole scelte.





Fonte: reflex-s.com









Per le altre (tantissime) features di REFLEX I il mio consiglio è di andare direttamente su Kickstarter.

In bocca al lupo a tutto il team di REFLEX!

#FilmIsAlive 





AGGIORNAMENTO DEL 07/12/2017

Con oltre £131,964 REFLEX ha raggiunto il 130% dell'obiettivo prefissato.

La fotocamera verrà commercializzata a partire da Settembre 2018.


venerdì 25 agosto 2017

Intermezzo ventitre - Occhio alla Lince!



Nuova recensione della Ferrania Lince 2 disponibile sulla pagina dedicata.

Buona lettura!


sabato 17 giugno 2017

Lezioni di fotografia #30 - Ingrandimento e angolo di campo



L'ingrandimento è in stretta relazione con la lunghezza focale e varia con legge direttamente proporzionale: al raddoppiare della focale, corrisponde una dimensione doppia del soggetto sulla pellicola e viceversa. Mantenendo fissa la distanza di ripresa, l'unico elemento che può modificare la grandezza del soggetto sulla pellicola è dunque la lunghezza focale. 

L'angolo di campo è l'indice dell'area inquadrata dall'obiettivo. I dati trasmessi dai fabbricanti si possono riferire a tre parametri: angolo orizzontale, verticale e diagonale. Un obiettivo 50mm per il formato 135 ha un angolo di campo che vale rispettivamente 40°, 27° e 46°. Per l'angolo di campo vale quanto detto per l'ingrandimento inteso in senso opposto: dipende dalla lunghezza focale ma è ad essa inversamente proporzionale. Al suo raddoppiare, quindi, si dimezza.

Di seguito sono riportate le lunghezze focali più utilizzate nella costruzione degli obiettivi:

1. Obiettivi grandangolari:
  • 16mm
  • 20mm
  • 24mm
  • 28mm
  • 35mm
2. Obiettivi standard:
  • 50mm
3. Obiettivi mediotele:
  • 85mm
  • 100mm
4. Obiettivi telescopici (o teleobiettivi):
  • 135mm
  • 200mm
  • 210mm
  • 300mm
  • 600mm
  • < 600mm


domenica 26 marzo 2017

Intermezzo ventuno - Rapid Film System

 

Oggi vi presento un sistema di caricamento della pellicola 135 davvero poco conosciuto: il Rapid Film System del 1964.
Introdotto originariamente da Agfa-Gevaert, negli intenti dell'azienda tedesca il nuovo sistema doveva competere con quello da poco introdotto da Kodak, il così detto formato 126 "cartridge", così come pure il già collaudato formato 110. In pratica si tratta di una normale pellicola 35mm inserita in un caricatore speciale della forma molto simile ai moderni rullini in formato APS.
L'obiettivo di Agfa era quello di facilitare l'introduzione delle pellicole all'interno delle fotocamere, rivolgendosi soprattutto al pubblico dei fotoamatori e dei fotografi "della domenica" piuttosto che ai professionisti. Il sistema è stato definito "Rapid" grazie all'estrema rapidità di utilizzo: il fotografo inseriva la bobina di emissione all'interno della fotocamera, agganciava il film alla bobina di ricezione e il gioco era fatto. Al termine delle riprese il film non doveva essere riavvolto: era sufficiente aprire il dorso e prelevare la bobina di ricezione e svilupparlo. Il principio è molto simile a quello utilizzato nei formati 120 e 127, in cui la spoletta rimasta vuota viene poi spostata in quella che riceverà la nuova pellicola riavvolta.




Il sistema Rapid era utilizzato su fotocamere appositamente progettate per ospitare questa tipologia di cartucce e molte di queste avevano la possibilità di impostare la funzione automatica dell'esposizione, esattamente come avveniva nel formato 126 cartridge. Poiché esse non prevedono un sistema di riavvolgimento, le fotocamere Rapid non possono essere utilizzate con i normali rulli 135 ammenoché non si effettuano particolari manipolazioni.
Tra i produttori di fotocamere Rapid si ricordano Agfa, Canon, Ferrania, Fujica, Hanimex, Lomo, Minolta, Ricoh, Voigtländer e Yashica.
Il sistema Rapid venne abbandonato progressivamente a favore del più pratico 126 già a partire dai primissimi anni Ottanta.

 
Fonte: cjs.classic.cameras / stroop.wafel



venerdì 10 febbraio 2017

giovedì 17 novembre 2016

Lezioni di fotografia #28 - Messa a fuoco

Il prototipo della Leica CK2 presentata al Photokina del 1976. Si tratta di una Leica SL2 con una modifica all'ottica che permetteva una rudimentale messa a fuoco a contrasto senza intervento manuale.


La regolazione della messa a fuoco costituisce un momento fondamentale del processo fotografico. Nei sistemi di riproduzione come gli ingranditori ed i proiettori, si tratta di vedere al meglio quanto già registrato su pellicola e vi è un solo punto dove si ottiene la perfetta messa a fuoco. In ripresa, invece, in un contesto tridimensionale, il soggetto principale può trovarsi a pochi centimetri come ad alcuni chilometri di distanza, per cui spetta al fotografo la scelta del punto principale di messa a fuoco. I sistemi per ottenerla dipendono dalle caratteristiche costruttive dell'apparecchio utilizzato. Se l'ottica ha una costruzione fissa, come negli apparecchi di medio formato, per mettere a fuoco si deve agire su una manopola che avvicina o allontana l'obiettivo rispetto alla pellicola. Nel caso più frequente, invece, la messa a fuoco avviene ruotando una ghiera posta sul barilotto che modifica la distanza tra le lenti dell'obiettivo rispetto alla pellicola. Visivamente, l'obiettivo apparirà più compatto se regolato all'infinito (simbolo: ∞) mentre più esteso per quanto riguarda le riprese ravvicinate. 


Il simbolo dell'infinito su un obiettivo Nikkor. Fonte: Kenrockwell.com


A partire dai primi anni '80 del secolo scorso, si è affermato il sistema autofocus che riguarda quasi la totalità delle ottiche di ultima generazione (e non solo per il 35mm). Il punto di forza di questi obiettivi sta nella velocità delle operazioni, consentendo tra l'altro la messa a fuoco continua automatica anche di soggetti in movimento. Di scarsa utilità nelle riprese in studio possono risultare determinanti nel reportage. Rispetto ai primi modelli che mettevano a fuoco esclusivamente al centro, nei più recenti il soggetto può anche essere decentrato. I sistemi adottati possono differire a seconda del produttore. I più sofisticati prevedono l'utilizzo di un motore interno all'obiettivo, perfettamente calibrato per quel tipo di ottica, in altri la motorizzazione fa parte del corpo macchina.

La messa a fuoco si ottiene semplicemente premendo a metà il pulsante di scatto (mezza pressione). In tutte queste ottiche è comunque prevista la possibilità di escludere l'automatismo per consentire la messa a fuoco manuale, utile nei casi in cui l'apparecchio non sia in grado di eseguire l'operazione (ridotta luminosità, contrasto basso del soggetto, ecc.).



lunedì 22 febbraio 2016

Intermezzo quindici - Il 2016 sarà l'anno di FILM Ferrania


Dopo quasi due anni di ritardi e rinvii dovuti ad oggettive difficoltà burocratiche e produttive, la piccola FILM Ferrania di Cairo Montenotte ha annunciato la nuova timeline sullo stato dell'arte dei suoi prodotti. «Il 2016 è l'anno di FILM Ferrania» ha dichiarato il CEO Nicola Baldini in una recente intervista rilasciata sul sito ufficiale.
L'imprenditore toscano ha infatti mostrato ai sostenitori della campagna Kickstarter del 2014 che "nuovi fumi" si levano dalle ciminiere del LRF (Laboratorio Ricerche Fotografiche), segno tangibile che la produzione per i backers è ufficialmente iniziata. Per quanto riguarda la produzione delle pellicole per il mercato di massa bisognerà aspettare ancora qualche mese, quando i macchinari saranno entrati a pieno regime di funzionamento. I primi lotti prevedono «una invertibile colore nelle seguenti sensibilità: 64D, 100D, 200D, 400D, 640T, 800/3200T, successivamente è prevista anche l’introduzione di una pellicola negativa a grana fine nelle sensibilità di 100, 200 e 400 ISO». Al momento non è prevista la produzione di pellicole in bianco e nero.
Di seguito vi segnalo il link con gli ultmi aggiornamenti (finalmente disponibili in Italiano!).
Non ci resta che augurare a Nicola e a tutto lo staff di FILM Ferrania un buon proseguimento. 

#FilmIsAlive 
#Ferrania




martedì 20 ottobre 2015

Intermezzo quattordici - Cosina termina la produzione delle fotocamere Voigtländer (1999-2015)

Una triste notizia ha recentemente scosso il delicato mondo della fotografia analogica.
Cosina, il colosso nipponico che da più di dieci anni detiene lo storico marchio tedesco Voigtländer ha deciso di terminare la produzione delle fotocamere Bessa. Le fotocamere Bessa, in produzione fin dal 1999, rappresentavano l'unica alternativa esistente ai costosissimi sistemi proposti da Leica.
Dopo aver visto l'agonia e la caduta della mitica Zeiss Ikon, ultimo baluardo contro la rivale tedesca per autonomasia, anche Voigtländer è uscita dal mercato delle telemetro analogiche.
Attualmente (Ottobre 2015), i soli produttori rimasti di fotocamere analogiche, ad eccezione di qualche azienda di dimensione artigianale, sono:
  • Leica Camera AG, attualmente l'unico produttore di fotocamere a telemetro 35mm;
  • Lomography Society International, che propone in catalogo fotocamere istantanee, 35mm e medio formato di qualità sostanzialmente economica;
  • MINT e Impossible Project, rivenditori di fotocamere rigenerate Polaroid;
  • Nikon, che per il solo mercato americano propone ancora in catalogo la Nikon FM10 e la Nikon F6;
  • Fujifilm, la quale continua ad innovare con la sua linea di fotocamere istantanee "Instax".
L'ultima occasione per accapparrarsi una fotocamera Voigtländer Bessa della serie R (35mm o medio formato) è questa. Vi rimando quindi al sito di Metroimport, rivenditore italiano ufficiale delle fotocamere Cosina-Voigtländer prima che terminino le scorte nei magazzini.


Fonte: simonmeisinger.at




mercoledì 25 marzo 2015

Lezioni di fotografia #23 - La Reflex 35mm (Parte 2)


La messa a fuoco con la relfex 35mm
Con gli apparecchi reflex si effettua l'inquadratura attraverso l'obiettivo: ruotando la ghiera di messa a fuoco si è in grado di percepire visivamente il livello di nitidezza dell'immagine che si forma su un vetro smerigliato. Grazie alla possibilità di inquadrare attraverso l'obiettivo il fotografo acquista il controllo sulla scena ripresa. Il vetro smerigliato è posto orizzontalmente ad una distanza dallo specchio pari a quella tra questo e la pellicola. Per facilitare e migliorare la messa a fuoco sono disponibili degli schermi, tra i quali il più comune è dotato di un cerchietto dove in caso di sfuocatura l'immagine appare spezzata (stigmometro). Ad esso è generalmente accoppiato un secondo cerchio in cui uno dei microprismi scompongono l'immagine in caso di messa a fuoco scorretta.




Nei modelli più recenti si è affermato l'utilizzo dell'Autofocus, con l'impiego di obiettivi appossitamente progettati. I livelli raggiunti sono elevati, ma la preferenza va sicuramente per quei modelli che possono funzionare anche in modalità manuale, poiché con insufficiente illuminazione possono verificarsi errori di messa a fuoco. A seconda del livello della relfex la messa a fuoco automatica può essere di tipo "spot", cioè calcolata unicamente al centro dell'immagine, oppure decentrata su comando del fotografo. In molti modelli è presente anche la modalità zonale ("a zone") per mezzo della quale l'apparecchio stabilisce il punto principale più appropriato basandosi su un certo numero di zone preimpostate (7 o più a seconda del modello).


La Polaroid SX-70 Sonar del 1978 fu la prima reflex ad adottare un sistema di autofocus, in questo caso a ultrasuoni. Fonte: wikipedia



Una sezione di una Contax AX del 1996 e del suo singolarissimo (anzi, unico) metodo di messa a fuoco.


Potenzialità della relfex 35mm
Le fotocamera reflex hanno (generalmente) obiettivi intercambiabili ed offrono la più ampia scelta di accessori e automatismi. Sul mercato possiamo reperire modelli molto semplici ed affidabili, come ad esempio le giapponesi Yashica, come pure apparecchi sofisticatissimi che fanno largo uso dell'elettronica, basti pensare alla Leica R9. Quest'ultima, tuttavia comporta il rischio di trovarsi improvvisamente in panne per l'esaurimento delle batterie, che bisogna sempre tenere di scorta. In questi anni c'è tendenza da parte delle maggiori marche di rilanciare sul mercato buoni apparecchi interamente meccanici (Vivitar V3800n,  Nikon FM10, ecc), che continuano ad avere un pubblico amatoriale molto affezionato. Tutti i modelli oggi in commercio sono provvisti di esposimetro, un consegno che dopo aver valutato la quantità di luce presente nell'inquadratura, comunica al fotografo i parametri fondamentali (tempo e diaframma) con cui eseguire la foto. La regolazione può avvenire manualmente oppure ci si può avvalere degli automatismi dell'apparecchio, velocizzando drasticamente le operazioni. Se, come spesso succede, si vuole catturare l'attimo, questi ultimi possono essere di notevole aiuto.

Accessori
La relfex 35mm godono di una vastissima scelta di accessori in grado di rendere la fotocamera perfettamente adeguata alle diverse esigenze, soprattutto in ambito professionale. Oltre a poter contare su una vastissima gamma di obiettivi, il catalogo dell'usato offre accessori come: lenti, filti, flash, motori ausiliari, mirini, comandi a distanza, dorsi multifunzionali (come ad esempio quello montato sulla mia Contax), schermi di messa a fuoco e tanti altri.



lunedì 19 gennaio 2015

Lezioni di fotografia #22 - La Reflex 35mm (Parte 1)

A partire dalla metà degli anni '30 con l'inizio della produzione tedesca Exacta, si apre l'era degli apparecchi reflex monoculari, destinati a raggiungere larghissima diffusione sia a livello amatoriale che professionale. I sistemi reflex prodotti dalle varie aziende costituiscono oggi quanto di più completo e vasto possa riguardare la ripresa fotografica, visto che offrono la più ampia scelta di modelli, obiettivi ed accessori anche nel mercato dell'usato.


Una reflex Exacta prodotta a Dresda nel 1936


La Rectaflex, la prima reflex costruita in Italia nel 1946

La visione reflex
La grande innovazione introdotta in questo tipo di fotocamera consiste nella visione dell'inquadratura direttamente dall'obiettivo attraverso il quale si formerà successivamente l'immagine fotografica. In questo caso abbiamo la perfetta coincidenza tra l'asse ottico dell'obiettivo e quello del mirino. L'apparecchio viene chiamato "reflex" perché l'immagine arriva all'occhio del fotografo dopo aver subìto una serie di riflessioni tramite lo specchio a 45 gradi posto dietro l'obiettivo e successivamente dal pentaprisma. Grazie a quest'ultimo, l'occhio del fotografo è posto nella posizione più natuale dietro la fotocamera e l'immagine risulta perfettamente dritta sia orizzontalmente che verticalmente (a differenza del medio formato che vedremo successivamente). Osservando la sezione di una reflex è facile intuire che la macchina ha una serie di componenti mobili. Lo specchio infatti costituisce un ostacolo al passaggio dell'immagine verso la pellicola. Ecco allora che al momento dello scatto viene sollevato mediante una rotazione, così che i raggi possano dirigersi verso il film. È importante sottolineare che lo specchio non garantisce affatto l'impermeabilità alla luce dell'emulsione. Questo compito è affidato interamente all'otturatore a tendina, posto sul piano focale. Al momento dello scatto lo specchio, sollevandosi, interrompe la visione del fotografo. Nella pratica questo non costituisce un problema poiché i tempi di esposizione (di norma) sono talmente brevi da rendere l'interruzione appena percettibile. Con tempi più lunghi e l'uso del cavalletto, l'immobilità del soggetto rende inutile il controllo dell'inquadratura. Cosa succede ogni volta che si preme il pulsante di scatto? Ad ogni "click" corrispondono questi movimenti in successione:
  1. lo specchio si solleva;
  2. l'otturatore si apre per un tempo prefissato;
  3. l'otturatore di chiude;
  4. lo specchio ritorna in posizione a 45 gradi.
Per completezza, durante il sollevamento dello specchio si verifica anche la chiusura del diaframma ai valori impostati; con il riposizionamento dello specchio il diaframma si riapre alla massima apertura. Di seguito è mostrato un disegno della sezione di una reflex monoculare 35mm in tutte le sue parti. 





Sezione di una Olympus OM-1 (1972). Fonte: world-traveller.org







martedì 25 marzo 2014

Lezioni di fotografia #15 - Formato, corpo macchina, caricamento del film



Ecco un rapido excursus dei primi 3 elementi che caratterizzano le fotocamere analogiche.

Il formato
La prima distinzione che interessa gli apparecchi fotografici riguarda il formato della pellicola. Dagli apparecchi ultra-compatti fino a quelli di grande dimensione, la scelta è piuttosto ampia, ma generalmente possiamo suddividere le fotocamere in sole tre categorie: piccolo, medio e grande formato.
Alla prima categoria appartengono gli apparecchi fino al 35mm, alla seconda quelli che utilizzano pellicole 120 (dal 4,5x6 al 6x9 cm), alla terza quelli per formati superiori (ad esempio le pellicole in lastra).
Se è vero che la prima categoria offre una versatilità senza eguali, è altrettanto vero che i formati superiori offrono livelli qualitativi indubbiamente maggiori, soprattutto per quanto riguarda la resa dei particolari durante l’ingrandimento. Per ulteriori informazioni relative al formato delle pellicole è possibile consultare questo post.

Il corpo macchina
Il corpo di un apparecchio analogico deve offrire una garanzia assoluta contro le infiltrazioni di luce. Dopo quasi duecento anni dalla nascita della “camera obscura”, la fotocamera si è arricchita di innumerevoli componenti meccanici ed elettronici, ed è ora in grado di velocizzare e semplificare le varie operazioni di lavoro (calcolo automatico dell’esposizione, trascinamento motorizzato del film, ecc.). 
I modelli più recenti (anni ’90) sono più voluminosi dei modelli precedenti poiché venivano progettati con particolare cura all’ergonomia e per alloggiare componenti elettronici più o meno complessi. Al di là del tipo di fotocamera e del suo “grado di innovazione”, nel corpo macchina trovano posto gli elementi principali di ogni sistema fotografico che analizzeremo in seguito.

Caricamento (su apparecchi 35mm)
Generalmente, per accedere allo scomparto interno di un apparecchio è sufficiente sollevare la manopola di riavvolgimento, oppure agire su pulsanti laterali al dorso.
Una volta aperto lo sportellino si può notare sulla sinistra l’alloggiamento per il rullino. Negli apparecchi recenti è possibile riscontrare dei sensori per la lettura dei codici a barre impressi sul barilotto (DX code). Questi codici, definiti Digital IndeX, permettono di settare automaticamente la sensibilità della pellicola per i circuiti esposimetrici della fotocamera; è presente in moltissimi apparecchi costruiti dal 1983.
A destra sono presenti i congegni di agganciamento della pellicola, che possono essere provvisti del motore di trascinamento a seconda dei modelli.
In questo caso, è sufficiente posizionare la parte terminare della pellicola (detta “codino”) in corrispondenza della tacca di riferimento e chiudere il dorso della macchina. Premendo il pulsante di scatto, il motore trascina la pellicola fino al primo fotogramma utile.


Una Nikon F70 motorizzata. Non sono presenti tasti o manopole di riavvolgimento. Per accedere al dorso è necessario azionare la levetta sul lato sinistro del dorso. L'avanzamento del film è automatico.

Nelle fotocamere motorizzate è presente una tacca che indica la posizione corretta con cui va inserita la codina del film.

Negli apparecchi privi di motorizzazione, la parte stretta della pellicola va inserita nel rocchetto, controllando il corretto inserimento dei “denti” negli sprocket holes. Dopo aver dato la giusta tensione alla pellicola per farla aderire, si può richiudere il dorso e scattare due o più fotogrammi a vuoto. Se la manopola di ravvolgimento gira regolarmente, vuol dire che la pellicola è ben agganciata.
Mentre nei modelli motorizzati il film viene fatto avanzare in automatico, nelle macchine tradizionali è necessario agire sulla leva di avanzamento. Un grande vantaggio offerto dalla motorizzazione è la possibilità di eseguire scatti a raffica, la cui velocità dipende dall’architettura del modello scelto (in media da 3 a 5 fps). 
Terminato il rullino, la pellicola deve essere riavvolta nel barilotto metallico. Se disponete di un apparecchio motorizzato si può riavvolgere il film premendo un apposito pulsante: l’azione avviene automaticamente senza particolari premure. Se invece disponete di un apparecchio tradizionale occorre sganciare la pellicola mediante un pulsante posto sul fondello della macchina e agire sulla manopola di ravvolgimento.


Per accedere al dorso di una fotocamera tradizionale (non motorizzata) occorre sollevare la manopola di riavvolgimento fino a quando il dorso si apre con un 'click'.

La codina del film va inserita nel rocchetto nella parte destra della fotocamera. 

Dopo aver girato la leva di carica, il film si avvolgerà attorno al rocchetto. Assicurarsi che la codina sia ben fissata nella fessura, e prestare attenzione che gli sprocket holes siano ben agganciati ai denti di trascinamento.

Se il rocchetto sembra alloggiare correttamente il film e la manopola di riavvolgimento gira senza problemi, allora il caricamento è andato a buon fine. 

Una volta terminato il rullino, premere il pulsante sul fondello per staccare il rocchetto dal meccanismo di avanzamento. 

Girare la leva per riavvolgere la pellicola nel suo barilotto. Assicurarsi di aver riavvolto TUTTA la pellicola (non aprire il dorso prima del completo riavvolgimento del film). Ora si può riaprire il dorso ed asportare il rullino. 

Il dorso
Il dorso di una fotocamera ha la duplice funzione di chiudere ermeticamente alla luce e di mantenere la pellicola piana su una piastrina detta pressore. Per evitare ci siano eventuali infiltrazioni di luce è necessario sostituire periodicamente le guarnizioni di gommapiuma (io consiglio almeno ogni 10 anni a seconda del grado di usura). La pulizia è fondamentale, infatti è auspicabile mantenere il proprio apparecchio ben pulito in ogni parte, con particolare riguardo alle zone interne e alle giunture. 

Alcuni dorsi sono dotati di una finestrella a tenuta di luce per controllare il tipo di pellicola montato dentro la fotocamera; altri si limitano a presentare una tasca dove inserire un promemoria cartaceo (spesso un aletta della scatolina della pellicola). I dorsi più evoluti, come ad esempio quello montato sulla mia Contax, sono detti dorsi data (databack) e permettono di imprimere (“stampare”) sul fotogramma delle informazioni relative allo scatto (data, ora, note personali). Naturalmente, le funzioni di programmazione dei dorsi data sono liberamente disattivabili dall’utente. 



La finestrella serve per indicare la pellicola impiegata nella fotocamera