sabato 17 giugno 2017

Lezioni di fotografia #30 - Ingrandimento e angolo di campo



L'ingrandimento è in stretta relazione con la lunghezza focale e varia con legge direttamente proporzionale: al raddoppiare della focale, corrisponde una dimensione doppia del soggetto sulla pellicola e viceversa. Mantenendo fissa la distanza di ripresa, l'unico elemento che può modificare la grandezza del soggetto sulla pellicola è dunque la lunghezza focale. 

L'angolo di campo è l'indice dell'area inquadrata dall'obiettivo. I dati trasmessi dai fabbricanti si possono riferire a tre parametri: angolo orizzontale, verticale e diagonale. Un obiettivo 50mm per il formato 135 ha un angolo di campo che vale rispettivamente 40°, 27° e 46°. Per l'angolo di campo vale quanto detto per l'ingrandimento inteso in senso opposto: dipende dalla lunghezza focale ma è ad essa inversamente proporzionale. Al suo raddoppiare, quindi, si dimezza.

Di seguito sono riportate le lunghezze focali più utilizzate nella costruzione degli obiettivi:

1. Obiettivi grandangolari:
  • 16mm
  • 20mm
  • 24mm
  • 28mm
  • 35mm
2. Obiettivi standard:
  • 50mm
3. Obiettivi mediotele:
  • 85mm
  • 100mm
4. Obiettivi telescopici (o teleobiettivi):
  • 135mm
  • 200mm
  • 210mm
  • 300mm
  • 600mm
  • < 600mm


lunedì 1 maggio 2017

Intermezzo ventidue - Centenario Ferrania (1917-2017)




Link rapido: Ferrania


domenica 26 marzo 2017

Intermezzo ventuno - Rapid Film System

 

Oggi vi presento un sistema di caricamento della pellicola 135 davvero poco conosciuto: il Rapid Film System del 1964.
Introdotto originariamente da Agfa-Gevaert, negli intenti dell'azienda tedesca il nuovo sistema doveva competere con quello da poco introdotto da Kodak, il così detto formato 126 "cartridge", così come pure il già collaudato formato 110. In pratica si tratta di una normale pellicola 35mm inserita in un caricatore speciale della forma molto simile ai moderni rullini in formato APS.
L'obiettivo di Agfa era quello di facilitare l'introduzione delle pellicole all'interno delle fotocamere, rivolgendosi soprattutto al pubblico dei fotoamatori e dei fotografi "della domenica" piuttosto che ai professionisti. Il sistema è stato definito "Rapid" grazie all'estrema rapidità di utilizzo: il fotografo inseriva la bobina di emissione all'interno della fotocamera, agganciava il film alla bobina di ricezione e il gioco era fatto. Al termine delle riprese il film non doveva essere riavvolto: era sufficiente aprire il dorso e prelevare la bobina di ricezione e svilupparlo. Il principio è molto simile a quello utilizzato nei formati 120 e 127, in cui la spoletta rimasta vuota viene poi spostata in quella che riceverà la nuova pellicola riavvolta.




Il sistema Rapid era utilizzato su fotocamere appositamente progettate per ospitare questa tipologia di cartucce e molte di queste avevano la possibilità di impostare la funzione automatica dell'esposizione, esattamente come avveniva nel formato 126 cartridge. Poiché esse non prevedono un sistema di riavvolgimento, le fotocamere Rapid non possono essere utilizzate con i normali rulli 135 ammenoché non si effettuano particolari manipolazioni.
Tra i produttori di fotocamere Rapid si ricordano Agfa, Canon, Ferrania, Fujica, Hanimex, Lomo, Minolta, Ricoh, Voigtländer e Yashica.
Il sistema Rapid venne abbandonato progressivamente a favore del più pratico 126 già a partire dai primissimi anni Ottanta.

 
Fonte: cjs.classic.cameras / stroop.wafel



martedì 7 marzo 2017

Lezioni di fotografia #29 - Lunghezza focale

L'obiettivo è un sistema di lenti assemblate in gruppi, in grado di fornire un'immagine capovolta e rimpicciolita su un piano di messa a fuoco detto "piano focale". La lunghezza focale non è un elemento caratterizzante, poiché al suo variare le caratteristiche dell'ottica cambiano in modo macroscopico: si può passare da ottiche che fanno vedere poche cose ingrandite (come i cannocchiali e i telescopi), a obiettivi che inquadrano, rimpicciolite, larghe porzioni di spazio. Per comprendere e dare una definizione di lunghezza focale, semplificando, possiamo prendere in esame una lente positiva, cioè "convergente".
In essa distinguiamo i seguenti elementi:
  1. l'asse ottico (a.)
  2. il centro ottico (c.)
  3. i centri nodali anteriore e posteriore (n e n1)
  4. i piani nodali anteriore e posteriore (pn e pn2)  
  5.  

Ipotizziamo come in figura un soggetto a distanza infinita, i cui raggi visuali arrivano parallelamente all'asse ottico, possiamo fornire la seguente definizione:

«la lunghezza focale è la distanza tra il piano nodale posteriore ed il piano focale, mettendo a fuoco all'infinito».

La determinazione della lunghezza focale di una lente è piuttosto semplice, più complessa invece è quella degli obiettivi sia a causa delle molte lenti impiegate, sia perché in essi si ricorre a vari stratagemmi per ridurre l'ingombro a vantaggio della maneggevolezza. 
 Consideriamo un obiettivo 600mm. Se si dovesse eseguire il calcolo della lunghezza focale dal centro del gruppo di lenti, l'obiettivo misurerebbe addirittura un metro, rendendolo oggettivamente impraticabile. Per ovviare, si adotta la formula del teleobiettivo, nel quale il piano nodale posteriore viene a trovarsi in posizione molto più avanzata, addirittura al dì fuori dall'obiettivo (verso il soggetto).
Similmente, un grandangolare potrebbe soffire del problema inverso. Se si osserva una reflex infatti, uno spazio di circa 20mm davanti alla pellicola è occupato dallo specchio, ed un'ottica di 20mm non potrebbe essere montata. In questo caso si adotta il sistema "retrofocus" che consiste nello spostare otticamente il piano nodale posteriore verso la pellicola oltre la montatura. È un caso di teleobiettivo invertito.




venerdì 10 febbraio 2017

domenica 8 gennaio 2017

Intermezzo diciannove - Il ritorno della Ektachrome!

Fonte: Kodak.com

Il 2017 è iniziato da pochi giorni ma le novità nel mondo dell'analogico hanno già cominciato a invadere i blog e i siti di tutto il mondo.
Kodak Alaris, la divisione fotografica del colosso di Rochester, ha annunciato al CES di Las Vegas il ritorno della pellicola invertibile EKTACHROME, strizzando l'occhio al progetto di Ferrania.
Come dimostrano le statistiche di Google Trends, notiamo che l'interesse globale per la pellicola fotografica sembra ormai essersi stabilizzato da diversi anni e, contrariamente al vertiginoso calo della fotografia digitale, il mercato analogico è stabile.



Fonte: Google Trends, 8 Gennaio 2017


La nuova pellicola, disponibile sia nel formato 135 (still) sia nel fotmato Super 8 (motion pictures), sarà sugli scaffali di tutto il mondo a partire dalla fine di quest'anno.
Non vediamo l'ora di provare questa nuova pietra miliare della fotografia analogica. Un grande in bocca al lupo a Kodak!



Fonte: Kodak.com





mercoledì 7 dicembre 2016

giovedì 17 novembre 2016

Lezioni di fotografia #28 - Messa a fuoco

Il prototipo della Leica CK2 presentata al Photokina del 1976. Si tratta di una Leica SL2 con una modifica all'ottica che permetteva una rudimentale messa a fuoco a contrasto senza intervento manuale.


La regolazione della messa a fuoco costituisce un momento fondamentale del processo fotografico. Nei sistemi di riproduzione come gli ingranditori ed i proiettori, si tratta di vedere al meglio quanto già registrato su pellicola e vi è un solo punto dove si ottiene la perfetta messa a fuoco. In ripresa, invece, in un contesto tridimensionale, il soggetto principale può trovarsi a pochi centimetri come ad alcuni chilometri di distanza, per cui spetta al fotografo la scelta del punto principale di messa a fuoco. I sistemi per ottenerla dipendono dalle caratteristiche costruttive dell'apparecchio utilizzato. Se l'ottica ha una costruzione fissa, come negli apparecchi di medio formato, per mettere a fuoco si deve agire su una manopola che avvicina o allontana l'obiettivo rispetto alla pellicola. Nel caso più frequente, invece, la messa a fuoco avviene ruotando una ghiera posta sul barilotto che modifica la distanza tra le lenti dell'obiettivo rispetto alla pellicola. Visivamente, l'obiettivo apparirà più compatto se regolato all'infinito (simbolo: ∞) mentre più esteso per quanto riguarda le riprese ravvicinate. 


Il simbolo dell'infinito su un obiettivo Nikkor. Fonte: Kenrockwell.com


A partire dai primi anni '80 del secolo scorso, si è affermato il sistema autofocus che riguarda quasi la totalità delle ottiche di ultima generazione (e non solo per il 35mm). Il punto di forza di questi obiettivi sta nella velocità delle operazioni, consentendo tra l'altro la messa a fuoco continua automatica anche di soggetti in movimento. Di scarsa utilità nelle riprese in studio possono risultare determinanti nel reportage. Rispetto ai primi modelli che mettevano a fuoco esclusivamente al centro, nei più recenti il soggetto può anche essere decentrato. I sistemi adottati possono differire a seconda del produttore. I più sofisticati prevedono l'utilizzo di un motore interno all'obiettivo, perfettamente calibrato per quel tipo di ottica, in altri la motorizzazione fa parte del corpo macchina.

La messa a fuoco si ottiene semplicemente premendo a metà il pulsante di scatto (mezza pressione). In tutte queste ottiche è comunque prevista la possibilità di escludere l'automatismo per consentire la messa a fuoco manuale, utile nei casi in cui l'apparecchio non sia in grado di eseguire l'operazione (ridotta luminosità, contrasto basso del soggetto, ecc.).



venerdì 30 settembre 2016

Intermezzo diciassette - Leica Sofort: il colosso di Wetzlar apre le porte alla fotografia istantanea

Fonte: Leica Italia

Negli ultimi anni il ritorno della fotografia istantanea ha evidenziato come il mercato fotografico sia in continua evoluzione ma soprattutto pieno di paradossi: in un'epoca in cui il digitale fa da padrone indiscusso sembra incredibile che i più giovani scelgano ancora la fotografia analogica come mezzo di espressione della propria arte.
Dopo lo straordinario successo di Fujifilm con la serie Instax (un interessante articolo lo potere trovare qui) e la continua ricerca e sviluppo delle pellicole Impossible per le vecchie Polaroid, anche il più famoso produttore mondiale di strumenti fotografici ha deciso di approdare nel mondo della fotografia istantanea.
Il grande fermento nel mondo dell'analogico era già stato evidenziato anche dal caso della Instantflex, prodotta dalla giapponese MINT.



Fonte: newatlas.com

Leica, al Photokina 2016 ha introdotto la SOFORT, la prima istantanea disegnata in Germania. Disponibile in 3 colori, bianco, arancio e azzurro, la fotocamera sarà in vendita a partire da Novembre 2016 e oltre ai tradizionali accessori come custodie e tracolle saranno rese disponibili nuove pellicole in bianco e nero (recentemente sviluppate da Fujifilm) per la fotografia creativa. Ricordiamo infatti che Leica SOFORT è stata progettata sulla Instant Mini 90 e ne ricalca le geometrie e le impostazioni d'uso. 
La SOFORT monta un obiettivo 60 mm f/12,7 (l'equivalente di un 34 mm nel formato 35 mm), l’otturatore meccanico supporta tempi da 1/8 a 1/400 secondi, l’autoscatto può essere impostato su 2 o 10 secondi e la batteria ricaricabile ha una capacità pari a 740 mAh, sufficiente per circa 100 scatti in condizioni normali. 

Il prezzo? circa 300€. Per maggiori informazioni vi rimando al sito ufficiale

Fonte: Leica Italia





  

lunedì 11 luglio 2016

Lezioni di fotografia #27 - Potere di copertura, aberrazioni, diaframma e qualità



Noi siamo abituati a vedere fotografie rettangolari, ma un obiettivo ha una costruzione cilindrica e pertanto un'immagine circolare. Ciò che viene registrato dalla pellicola è quindi solo la parte centrale di ciò che viene captato dall'obiettivo, il quale deve essere progettato in modo da fornire un'immagine più grande del formato della pellicola. Infatti, verso i bordi dell'immagine c'è un abbassamento della luminosità ed una qualità inferiore. Di conseguenza, la pellicola (o il sensore digitale) devono collocarsi entro il cerchio di definizione, che corrisponde a quell'area all'interno della quale si ha una sufficiente qualità, che comunque aumenta verso il centro. Alcuni obiettivi, come quelli per il banco ottico, sono progettati per avere un potere di copertura molto superiore al formato della pellicola, in modo da consentire gli spostamenti tipici di questa tipologia di apparecchio.

Aberrazioni

  • Cromatica: è l'incapacità di mettere a fuoco sullo stesso piano colori differenti.
  • Sferica: è l'incapacità di mettere a fuoco sullo stesso punto i raggi visuali più sterni con quelli interni.

Diaframma e qualità
L'utilizzo del diaframma alla massima apertura porta ad una minore qualità dell'immagine (minor nitidezza, caduta di luce ai bordi, mancata correzione delle eventuali aberrazioni), pertanto se ne consiglia l'utilizzo solo come ultima risorsa nei casi di scarsità di luce. La regolazione del diaframma alla massima chiusura, pur comportando una minore nitidezza, è più praticabile perchè costruttivamente si limita la chiusura a valori che non danneggiano l'immagine. Con diaframmi strettissimi, infatti, si andrebbe incontro alla "diffrazione", un fenomeno determinato dalla derivazione subìta dai raggi più prossimi alle lamelle con la conseguente perdita di nitidezza.