Inauguro la nuova sezione delle fotocamere Ferrania con un vero gioiello, la Condor Ic del 1956, capolavoro dell'ottica e della meccanica firmata Made in Italy!
mercoledì 23 aprile 2014
Intermezzo nove - Capolavori italiani
Inauguro la nuova sezione delle fotocamere Ferrania con un vero gioiello, la Condor Ic del 1956, capolavoro dell'ottica e della meccanica firmata Made in Italy!
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sabato 5 aprile 2014
martedì 25 marzo 2014
Lezioni di fotografia #15 - Formato, corpo macchina, caricamento del film
Ecco un rapido excursus dei primi 3 elementi che caratterizzano le fotocamere analogiche.
Il formato
La prima distinzione che interessa gli apparecchi fotografici riguarda il formato della pellicola. Dagli apparecchi ultra-compatti fino a quelli di grande dimensione, la scelta è piuttosto ampia, ma generalmente possiamo suddividere le fotocamere in sole tre categorie: piccolo, medio e grande formato.
Alla prima categoria appartengono gli apparecchi fino al 35mm, alla seconda quelli che utilizzano pellicole 120 (dal 4,5x6 al 6x9 cm), alla terza quelli per formati superiori (ad esempio le pellicole in lastra).
Se è vero che la prima categoria offre una versatilità senza eguali, è altrettanto vero che i formati superiori offrono livelli qualitativi indubbiamente maggiori, soprattutto per quanto riguarda la resa dei particolari durante l’ingrandimento. Per ulteriori informazioni relative al formato delle pellicole è possibile consultare questo post.
Il corpo di un apparecchio analogico deve offrire una garanzia assoluta contro le infiltrazioni di luce. Dopo quasi duecento anni dalla nascita della “camera obscura”, la fotocamera si è arricchita di innumerevoli componenti meccanici ed elettronici, ed è ora in grado di velocizzare e semplificare le varie operazioni di lavoro (calcolo automatico dell’esposizione, trascinamento motorizzato del film, ecc.).
I modelli più recenti (anni ’90) sono più voluminosi dei modelli precedenti poiché venivano progettati con particolare cura all’ergonomia e per alloggiare componenti elettronici più o meno complessi. Al di là del tipo di fotocamera e del suo “grado di innovazione”, nel corpo macchina trovano posto gli elementi principali di ogni sistema fotografico che analizzeremo in seguito.
Generalmente, per accedere allo scomparto interno di un apparecchio è sufficiente sollevare la manopola di riavvolgimento, oppure agire su pulsanti laterali al dorso.
Una volta aperto lo sportellino si può notare sulla sinistra l’alloggiamento per il rullino. Negli apparecchi recenti è possibile riscontrare dei sensori per la lettura dei codici a barre impressi sul barilotto (DX code). Questi codici, definiti Digital IndeX, permettono di settare automaticamente la sensibilità della pellicola per i circuiti esposimetrici della fotocamera; è presente in moltissimi apparecchi costruiti dal 1983.
A destra sono presenti i congegni di agganciamento della pellicola, che possono essere provvisti del motore di trascinamento a seconda dei modelli.
In questo caso, è sufficiente posizionare la parte terminare della pellicola (detta “codino”) in corrispondenza della tacca di riferimento e chiudere il dorso della macchina. Premendo il pulsante di scatto, il motore trascina la pellicola fino al primo fotogramma utile.
| Nelle fotocamere motorizzate è presente una tacca che indica la posizione corretta con cui va inserita la codina del film. |
Negli apparecchi privi di motorizzazione, la parte stretta della pellicola va inserita nel rocchetto, controllando il corretto inserimento dei “denti” negli sprocket holes. Dopo aver dato la giusta tensione alla pellicola per farla aderire, si può richiudere il dorso e scattare due o più fotogrammi a vuoto. Se la manopola di ravvolgimento gira regolarmente, vuol dire che la pellicola è ben agganciata.
Mentre nei modelli motorizzati il film viene fatto avanzare in automatico, nelle macchine tradizionali è necessario agire sulla leva di avanzamento. Un grande vantaggio offerto dalla motorizzazione è la possibilità di eseguire scatti a raffica, la cui velocità dipende dall’architettura del modello scelto (in media da 3 a 5 fps).
Terminato il rullino, la pellicola deve essere riavvolta nel barilotto metallico. Se disponete di un apparecchio motorizzato si può riavvolgere il film premendo un apposito pulsante: l’azione avviene automaticamente senza particolari premure. Se invece disponete di un apparecchio tradizionale occorre sganciare la pellicola mediante un pulsante posto sul fondello della macchina e agire sulla manopola di ravvolgimento.
| Per accedere al dorso di una fotocamera tradizionale (non motorizzata) occorre sollevare la manopola di riavvolgimento fino a quando il dorso si apre con un 'click'. |
| La codina del film va inserita nel rocchetto nella parte destra della fotocamera. |
| Se il rocchetto sembra alloggiare correttamente il film e la manopola di riavvolgimento gira senza problemi, allora il caricamento è andato a buon fine. |
| Una volta terminato il rullino, premere il pulsante sul fondello per staccare il rocchetto dal meccanismo di avanzamento. |
Il dorso di una fotocamera ha la duplice funzione di chiudere ermeticamente alla luce e di mantenere la pellicola piana su una piastrina detta pressore. Per evitare ci siano eventuali infiltrazioni di luce è necessario sostituire periodicamente le guarnizioni di gommapiuma (io consiglio almeno ogni 10 anni a seconda del grado di usura). La pulizia è fondamentale, infatti è auspicabile mantenere il proprio apparecchio ben pulito in ogni parte, con particolare riguardo alle zone interne e alle giunture.
Alcuni dorsi sono dotati di una finestrella a tenuta di luce per controllare il tipo di pellicola montato dentro la fotocamera; altri si limitano a presentare una tasca dove inserire un promemoria cartaceo (spesso un aletta della scatolina della pellicola). I dorsi più evoluti, come ad esempio quello montato sulla mia Contax, sono detti dorsi data (databack) e permettono di imprimere (“stampare”) sul fotogramma delle informazioni relative allo scatto (data, ora, note personali). Naturalmente, le funzioni di programmazione dei dorsi data sono liberamente disattivabili dall’utente.
| La finestrella serve per indicare la pellicola impiegata nella fotocamera |
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lunedì 3 marzo 2014
Lezioni di fotografia #14 - Il 35 millimetri
Il 35 millimetri è il formato di registrazione più utilizzato nel cinema e nella fotografia analogica.
Nel cinema, la pellicola 35mm viene proiettata ad una velocità costante di 24 fotogrammi al secondo, con un massimo di 52 fotogrammi ogni metro di pellicola impiegata. Questo significa che in un film della durata di 1 ora e 30 minuti la pellicola può raggiungere la lunghezza di ben 2,5 Km!
Dalla pellicola cinematografica è derivato il formato fotografico 135 che ne conserva la stessa perforazione (i così detti "sprocket holes") e offre un formato di fotogrammi pari a 24x36mm.
Il successo del 35mm lo si deve ad tecnico tedesco, Oskar Barnack, l'inventore della celebre macchina fotografica Leica. Una volta presa una bobina di pellicola cinematografica (la famosa "pizza") costruì in piccolo contenitore metallico simile ad un barilotto dove immagazzinare una piccola striscia di supporto sensibile. Questo ha permesso di maneggiare con sicurezza l'intera striscia di film, protetta dalla luce esterna nelle operazioni di caricamento e scaricamento dalla fotocamera.
Era il 1914 e il mondo si preparava ad una vera e propria rivoluzione: il nuovo formato 135 in abbinata alla prima macchina fotografica del genere, la Ur-Leica ("Leica originale") avrebbero cambiato le sorti del settore fotografico mondiale.
Non si può fare a meno di ricordare in questa sede che proprio quest'anno cade l'anniversario della Leica (e del formato foto 135), un Giubileo caratterizzato da eventi e rimembranze di rilievo internazionale.
Chiusa questa doverosa parentesi, continuiamo a parlare del 135. Questo formato è particolarmente indicato per un uso generico ed è praticamente usato da tutti i dilettanti e da una grande fetta di professionisti (almeno per le applicazioni meno complesse). La leggerezza ha reso l'attrezzatura molto più flessibile rispetto a quella più complessa del medio e grande formato. Tra gli svariati usi del 35mm si ricordano le foto di reportage e di giornalismo, grazie alle caratteristiche peculiari sopra citate.
Fino agli anni Novanta del secolo scorso i maggiori produttori di pellicole fotografiche erano: Agfa, Berger, Eastman Kodak Company, Efke Fotokemika, Ferrania, Foma, Fujifilm, ILFORD, Orwo e Rollei*.
![]() |
| Logo commemorativo del centenario Leica (1914-2014) |
Al momento, a causa del crollo della domanda e all'aumento del costo delle materie prime, la produzione delle pellicole fotografiche e cinematografiche ha subìto un consistente ridimensionamento, soprattutto a causa del digitale. Il 2005 è stato l'anno in cui simbolicamente si dichiarava morto l'analogico a favore delle nuove tecnologie.
In realtà, seppur in forma ridotta, l'analogico continua ad esistere affiancato al digitale, rivolto agli amanti del genere (soprattutto fotoamatori) o a particolari cerchie professionali.
Negli ultimi cinque anni alcune grandi aziende produttrici di materiali fotosensibili hanno attuato piani per il ridimensionamento degli apparati produttivi (vedi Kodak e Fuji) ma altre ancora hanno deciso di investire nuovi capitali nella ricerca o nella produzione (vedi Lomography, Ferrania, Kentmere e Rollei). Se la domanda della diapositiva e del negativo colore è lentamente scemata negli anni presi in esame, è altrettanto vero che la domanda per il bianco e nero (pellicole e carte) sembra che si sia stabilizzata da almeno vent'anni.
*questo elenco non costituisce la totalità dell'offerta.
mercoledì 19 febbraio 2014
Intermezzo sette - Nuova sezione Canon
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venerdì 14 febbraio 2014
Lezioni di fotografia #13 - Latitudine di posa
Il nostro occhio è un organo dalle capacità straordinarie: esso è in grado di distinguere e leggere nella stessa scena le zone fortemente illuminate e le zone in ombra.
Quante volte abbiamo provato a fotografare un tramonto dai colori bellissimi che, una volta stampato, risultava decisamente più spento. La pellicola, infatti, non ha la capacità di estendere contemporaneamente la registrazione alle zone così decisamente illuminate, col risultato di rendere indistinguibili i particolari illuminati o viceversa.
Si dice latitudine di posa, la capacità della pellicola di raggiungere a livelli più meno estesi le zone con differenti illuminazioni.
In altre parole, la latitudine di posa è l'errore tollerato rispetto all'esposizione fatta. Poiché capita spessissimo di dover fotografare soggetti con illuminazioni diversificate, la pellicola va scelta anche in base a questo parametro. Se si conoscono i comportamenti e i limiti delle pellicole è possibile condizionare l'esposizione privilegiando le basse o le alte luminosità.
La tipologia di film con la più elevata latitudine di posa è il negativo.
Le diapositive, invece, hanno una tolleranza molto meno marcata e sono quindi più difficili da adattare all'illuminazione. Infine, la latitudine di posa cresce con l'aumentare della sensibilità della pellicola. Di seguito è riportata una tabella di sintesi sulle principali caratteristiche delle pellicole fotografiche:
PELLICOLE A BASSA SENSIBILITÀ
Grana: piccola / molto piccola
Contrasto: alto
Latitudine di posa: bassa
Nitidezza: buona / ottima
PELLICOLA AD ALTA SENSIBILITÀ
Grana: grossa / molto grossa
Contrasto: basso
Latitudine di posa: alta
Nitidezza: bassa / molto bassa
VELOCITÀ DELLA PELLICOLA (espressa in ISO)
Bassa: 25-64
Media: 100-200
Alta: 400-1000
Altissima: 1600-3200
giovedì 30 gennaio 2014
Lezioni di fotografia #12 - Acutanza
L'acutanza è spesso assimilata al potere risolutivo. Nonostante si tratti di un elemento a sé stante, non è del tutto sbagliato legarlo con l'acutanza: vediamo perché.
Intanto partiamo con una definizione molto semplificata di acutanza: si tratta della misura del contrasto in prossimità dei limiti tra zone chiare e scure. In particolare, l'acutanza riguarda il modo con cui la pellicola passa dal nero al bianco.
Con acutanza elevata il passaggio è netto, altrimenti ci appare sfumato e può essere confuso con la sfocatura. Come il potere risolutivo, essa è presente in quantità maggiore nelle pellicole poco sensibili, ma è molto influenzata dalla tipologia di rivelatore utilizzato nello sviluppo.
Poiché i rivelatori ad alta acutanza comportano una crescita della grana, il loro utilizzo è consigliabile solo con le pellicole lente.
Il binomio "potere risolutivo-acutanza" può essere riassunto in nitidezza, una delle caratteristiche più importanti delle pellicole fotografiche e cinematografiche in termini di resa.
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mercoledì 22 gennaio 2014
Intermezzo sei - Una new entry
Vi segnalo nella sezione Minolta del menù in alto la nuova recensione della XD-7.
Auguro agli interessati una buona lettura.
Auguro agli interessati una buona lettura.
venerdì 17 gennaio 2014
Lezioni di fotografia #11 - Il potere risolutivo
Il potere risolutivo (o risolvenza) è una caratteristica che riguarda le pellicole fotografiche.
Si tratta della capacità di registrare i dettagli più minuti presenti nella scena.
Logicamente, il potere risolutivo si abbina male ad una pellicola con grana grossa (di alta sensibilità), per cui sarà una peculiarità frequente incontrarla nelle emulsioni "lente" (di bassa sensibilità).
Un secondo elemento importante è il formato della pellicola.
La capacità di registrare un fotogramma su una superficie maggiore, garantisce risultati migliori.
La scelta di determinati rivelatori, infine, può influire sul controllo del potere risolutivo.
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martedì 7 gennaio 2014
Intermezzo cinque - La fabbrica d'argento
Quante volte ci siamo chiesti come sono fatte le nostre care vecchie pellicole?
Al di là delle noiosissime formule chimiche che caratterizzano emulsioni e alogenuri, può rivelarsi un'esperienza interessante vedere invece come sono create, dall'inizio alla fine, le pellicole fotografiche.
Al momento, non è possibile reperire in rete una mole consistente di informazioni in proposito, così come sono altrettanto rari i documentari che ne parlano.
Tuttavia, una recente visita presso gli stabilimenti della ILFORD (Cheshire, Inghilterra) realizzata dai reporter di This is Sunderland, ha mostrato agli occhi dei curiosi un complesso ed elaborato processo di produzione dei film, che impiega svariate fasi metodicamente studiate per portare al prodotto finito.
Chissà se anche la promettente rinascita della nostra Ferrania ci permetterà di realizzare un filmato simile... Personalmente lo troverei molto interessante!
Non ho molto altro da aggiungere, le immagini mostrate nel documentario sono senza dubbio molto più eloquenti delle mie parole.
Buona visione.
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